Opere 2005-2008

Riccardo Mattei (appassionato d’arte)

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Cose nuove: Uniche! In quale altro modo definire questi nuovi lavori di Capaldi? Sfido chiunque, infatti a trovare loro una collocazione all’interno di uno dei tanti filoni dell’arte contemporanea.
L’inserimento nell’arte figurativa lo escludiamo per definizione dello stesso artista (nella quale si è cimentato, anche con grande successo, soltanto in tenera età).
La loro cromaticità e l’uso indiretto dello strumento fotografico suggerirebbero una appartenenza alla Pop-Art (Mimmo Rotella rese sublimi i manifesti pubblicitari sovrapposti e strappati dai pannelli di affissione). Manca però l’aspetto pubblicitario per collocarle senza errore in questo ambito.
C’è chiaramente l’immagine che si dissolve e pertanto possono essere ricondotte all’informale (di cui Capaldi è maestro). Ma il dubbio che ti assale, come succede sempre quando ci si imbatte in grosse novità è che esse non possano essere collocate all’interno di nessun gruppo. Non possono essere standardizzate. Sono appunto uniche.
Si tratta di foto elaborate raffiguranti scorci del nostro paese. Gli angoli più caratteristici sono volutamente coperti da un velo per evidenziare poi con un colpo di tonalità cupa tutte quelle parti che stonano con l’armonia dell’insieme.
Come la maestra, sottolineando con la matita rossa le frasi, cerca di evidenziare gli errori degli alunni, Capaldi cerca lo stesso risultato con l’uso del nero su sfondo bianco. Mette così in risalto le “oscenità” appese sui muri delle nostre abitazioni.
Emergono, in questo modo, dalla nebbia della nostra ignoranza i tubi del gas, i fili aggrovigliati della corrente elettrica, la segnaletica stradale, le cassette dei più svariati contatori. Tutti elementi questi che, per nostra incuria, nascondono spesso decorazioni di spiccato interesse storico ed artistico.
Ne esce una chiara e violenta denuncia sulla trascuratezza del luogo in cui noi tutti viviamo e la critica feroce verso chi permette il deperimento della tradizione, della cultura, dell’arte.
Un altro aspetto risulta interessante di fronte a questi piccoli capolavori: sapendo che raffigurano angoli della nostra vita quotidiana viene spontaneo cercare di scoprire di quali di essi si tratta. Ed è sorprendente vedere come sia difficile questo esercizio. Possibile che sia sufficiente “vestire” un luogo con un leggero velo bianco per far si che non sia più riconoscibile?
Questo tentativo ricalca a mio avviso l’esempio di Christo e Jeanne_Claude che “impacchettando” splendidi monumenti li offrono poi in dono a quella cittadinanza che se li gode tutto il giorno ma non ne apprezza di solito la loro essenza. Capaldi invece li maschera (neanche troppo) non per donarceli ma per mostrarci il dono che stiamo perdendo.
Cosa significa tutto questo? Significa, che siamo immersi in una realtà (quella del nostro paese delle sue vie e delle sue strade) che conosciamo troppo poco. Che non riconosciamo. E che non valorizziamo a sufficienza.
A chi non è mai capitato infatti, passeggiando per le vie del borgo, di meravigliarsi della bellezza di quel cornicione, di quel balcone, di quel arco che non aveva mai notato prima? Ed è proprio ricordando questa sensazione di sconforto che considero queste opere un grande gesto di amore verso Ronciglione. Un invito ad apprezzarlo di più. Ad “assaporarlo” maggiormente ed a preservarlo con maggior cura.
Questo per chi ancora non lo conoscesse è Capaldi (“pittore di idee”. Come definiva se stesso Mark Rothko): genio, arte e denuncia. Il resto è solo immondizia appesa ai muri.
Commento alla Mostra “Il Senso Estetico”

 


Riccardo Mattei