Opere 2005-2008

Dante Maffia (insegnante)

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Rinaldo Capaldi ha alle spalle una buona esperienza di ceramista e di decoratore, arti che gli sono consone e che ha affinato per un certo periodo di tempo, sopratutto alla fine degli studi all’Istituto d’Arte di Civita Castellana.
Credo che sia stata proprio la decorazione a dargli una certa nausea per il particolare, per il figurativo, per la pienezza intesa come riproduzione del reale, ma in ciò c’entra anche la sua attività prestata alla realizzazione dei carri allegorici per il Carnevale di Ronciglione che negli anni settanta era diventato un punto di riferimento per tutti i romani.
La natura eclettica di Capaldi a un certo punto ha invocato lo sciopero e nonostante che egli abbia realizzato opere importanti anche come scultore, visibili nei luoghi pubblici, per esempio di Vico e di Sutri, ormai la sua opera è rivolta alla pittura.
Utilizza i più svariati materiali, perfino legno e stoffe, con una disinvoltura che ci riporta al tempo delle avanguardie degli anni sessanta e settanta, quando lo scontro con la tradizione s’era fatto aspro e le vie da imboccare erano parecchie, tutte frastagliate e ambigue.
C’è, nella pittura di Capaldi, una inquietudine che ha momenti di indignazione, ma anche un’angoscia che serpeggia e travalica la realizzazione andandosi ad assestare sul versante di una filosofia che affonda le radici nel romanticismo decadente, con tutte le implicazioni che ne sono conseguite. Infatti Capaldi affida i suoi messaggi a un informale molto particolare che sembra essersi realizzato per caso attraverso i medesimi procedimenti degli stucchi veneziani. Le opere presentano macchie vistose che fanno pensare a gorghi e mulinelli, oppure a rocce sedimentarie che variano col variare della luce. Il messaggio mi pare evidente: egli vuole invitare all’irrazionalità, madre della fantasia, di percorsi che soltanto in apparenza sembrano casuali accostamenti e che invece sono un fluido di poesia che si compone in trame composite e direi musicali.
Credo che il lavoro che egli ha fatto con la cartapesta (io sono rimasto sempre affascinato da un’artista che realizzava statue di santi in cartapesta al mio paese quando ero ragazzo) gli sia servito a dare una impostazione calibrata al suo estro e che egli adesso sia in grado di creare variazioni ammiccanti che fanno meditare mentre ci portano dentro un caleidoscopio di sogni.

 


Dante Maffia